BLU
Bleu, bleu l'amour est bleu
Berce mon cœur, mon cœur amoureux
Bleu, bleu, l'amour est bleu
Bleu comme le ciel qui joue dans tes yeux
L’amour est bleu, Vicky Leandros, 1967
Sì, lo so. Sono passate un po’ più di due settimane dall’articolo precedente, ma c’è stata la Pasqua, i parenti, l’aver ripreso la moto dopo mesi di fermo and so on…
Poi da vero campione di zappa sui piedi vi ho dato la possibilità di scegliere tra due argomenti sui quali non sono minimamente preparato e ho preso tutte queste palle al balzo ritrovandomi quindi a tempo scaduto a dover scrivere del blu.
Il primo blu che mi viene in mente, in maniera didascalica quanto banale, è il blu del cielo che fa da sfondo ai soggetti più vari e disparati, inanimati e non.
Che poi visto il lungo periodo di maltempo dal quale arriviamo vedere il blu del cielo non mi sembra né didascalico, né banale.
Ora potrei inserire una foto fatta a Milano qualche anno fa e raccontarvi di quella volta che con degli amici facemmo una gita durante le festività natalizie (chiudendo quindi il cerchio con la Pasqua appena trascorsa) e aggiungere con pigra dovizia di particolari che l’ho scattata in equilibrio sulla punta dei piedi cercando il più possibile di stare in asse con le guglie (aprendo quindi la sottotrama della percezione che ho della mia altezza), escludendo volutamente il grosso della stazza del Duomo e inseguendo quell’irresistibile fascino di nonsocché facendo in modo che l’attenzione sia catturata dall’architettura e non dal colore di sfondo; il tutto mentre con i suddetti amici stavamo andando a vedere una mostra al Palazzo Reale e come al solito gli altri hanno proseguito verso la destinazione prefissa accorgendosi solo dopo un po’ che non ero più con loro. A questo punto potrei anche iniziare a scrivere della premessa che faccio a tutte le persone con le quali girello quando ho con me la macchina e che recita: “Quando sono in giro a far foto sono molto antipatico, non esiste altro che scattare e se vuoi andare avanti o fare intanto le tue cose fallo pure ché non mi offendo e non voglio farti annoiare.”.
Ecco potrei fare quanto appena descritto e lo farò.
Anche perché mi prende bene avere questo scatto come copertina dell’articolo, magari suggerendo l’idea che Milano è una città che mi piace e dove vorrei vivere quando in realtà è l’esatto opposto.
Però adesso torniamo al blu. Al blu del cielo e al suo colore freddo.
No, non ho inserito una foto sbagliata. Se questa coppia intenta a ballare un tango non si fosse infatti trovata di fronte a una finestra spalancata sul blu del cielo e sul suo colore freddo, non ci sarebbe stata divisione cromatica dei piani. Se la luce esterna fosse stata tagliata da una tenda, una tapparella o una persiana non ci sarebbe stata differenza netta e diametralmente opposta a quella calda sprigionata dalle lampadine dei lumi utilizzati per illuminare la pista da ballo. Se questi corpi non si fossero trovati tra il treedue e il cinqueesei1 ci troveremmo di fronte a un’immagine meno rotonda, più omogenea, magari noiosetta e non mi ritroverei davanti a uno schermo a cercare una chiusura d’effetto per questo articolo.
La temperatura colore della fonte luminosa si misura in gradi Kelvin e le due macro aree nelle quali possiamo sinteticamente dividerla sono i 3200° (tre e due) che rappresentano la luce calda e i 5600° (cinque e sei) che rappresentano la luce fredda. Spoiler: il Sole è a cinqueesei quindi, il Sole è una fonte di luce fredda.




